Perfect Days e psicoanalisi: la singolarità della felicità

Da gennaio 2024, il film Perfect Days di Wim Wenders è nelle sale cinematografiche italiane. Questo film ha ottenuto grande attenzione grazie alla candidatura agli Oscar come miglior film internazionale e alla vittoria di Koji Yakusho come miglior attore protagonista al Festival di Cannes 2023. Nonostante una trama che potrebbe sembrare piatta, noiosa e ridondante, Perfect Days riesce a trasmettere con delicatezza il concetto di desiderio e felicità attraverso una profonda umanità.
Di seguito, esploreremo la trama del film, arricchita da riflessioni basate sulla psicoanalisi di Freud e Recalcati riguardo alla felicità.

L’ordinarietà di Hirayama

Hirayama, il protagonista, vive una vita apparentemente ordinaria nella Tokyo contemporanea. Vive da solo e si dedica alla pulizia dei bagni pubblici della città. Nonostante l’umiltà del suo impiego, Hirayama affronta ogni giornata con entusiasmo e dedizione, trovando felicità nella sua routine quotidiana.

Ogni mattina, Hirayama si sveglia all’alba, fa colazione con caffè freddo confezionato e si avvia al lavoro ascoltando musicassette. Durante le pause, si dedica alla fotografia e conclude la giornata leggendo un libro. È nella semplicità di queste attività quotidiane che Hirayama trova la sua felicità.

Siamo cosi fatti da poter godere intensamente soltanto dei contrasti, mentre godiamo pochissimo di uno stato di cose in quanto tale
Freud S. – Disagio della civiltà p.568

La singolarità della felicità

Sigmund Freud affermava che non esiste una formula universale per la felicità e che ogni individuo deve trovare il proprio percorso per coglierla. Massimo Recalcati, nel suo libro L’uomo senza inconscio, riprendendo Freud e Lacan, sottolinea come l’imposizione di uno standard di felicità dalla società possa trasformarsi in una catastrofe interiore.

Le scene di Perfect Days mostrano come la felicità possa essere trovata nella bellezza delle piccole cose, lontano dall’ideale contemporaneo di felicità che promuove un costante perseguimento di traguardi.

Questo ideale di iper-successo tendene standardizzare il concetto di felicità, allontanando però la possibilità di incontrare il proprio desiderio soggettivo.

Perfect Days al contrario del discorso contemporaneo mostra come Hirayama abbia creato una forma unica di felicità, distante dai canoni sociali rappresentati nel film dai personaggi del collega e della sorella. Questo invita gli spettatori a considerare la propria ricerca individuale di felicità e a liberarsi dagli standard prestazionali della collettività.

Il problema è come liberarci dalla divisa-standard che il discorso sociale tende inevitabilmente a imporre alla nostra felicità
Recalcati M., Elogio del fallimento, p. 110

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Conclusioni

Perfect Days, attraverso le giornate di Hirayama, propone una visione unica della felicità senza ridurla a una soluzione finale. Nonostante la gentilezza e la bontà di ciò che mette in scena, il film mostra anche le amarezze e le mancanze della vita di Hirayama, senza elevarlo a maestro di vita o guru esistenziale. Hirayama si svela con i propri limiti e ferite, che non vengono affrontati nel film e che sembrano essere stati accettati dal protagonista. Queste ombre sono sufficienti per non ridurre il film e il personaggio a un modello ideale di felicità da seguire.

Ogni individuo deve trovare da sé la maniera particolare in cui può essere felice
Freud S. – Disagio della civiltà p. 575

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